Secondo la Cassazione la mera diffusione di una relazione tecnica diretta al soggetto destinatario della prestazione, sebbene sfavorevole, non integra un’ipotesi di concorrenza denigratoria

Con la sentenza n. 11466 depositata il 3 giugno 2015, la Corte di Cassazione si è pronunciata su una domanda di risarcimento danni per concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598, n. 2 cod. civ., secondo cui compie atti di concorrenza sleale chiunque “diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente”.

Il contenzioso ha avuto inizio quando la Alisea-Assistenza Logistica ed Ingegneria per i sistemi elettronici e d’automazione s.r.l. ha intrapreso nei confronti della Oracle Italia s.r.l. un’azione di risarcimento del danno in via generica da concorrenza sleale e violazione di diritti d’autore su un programma software, sulla base del fatto che la convenuta, chiamata ad eseguire un intervento sul sistema informatico installato da Alisea s.r.l. in un’azienda, aveva redatto una relazione denigratoria, poi ampiamente diffusa nel settore commerciale di riferimento.

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