Con comunicato, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha reso noto che, nell’ambito dell’azione capillare di contrasto agli illeciti attraverso gli organismi di controllo condotta per tutelare il vero Made in Italy agroalimentare nella filiera e sul web, l’Ispettorato centrale repressione frodi (ICQRF) ha bloccato su Alibaba la vendita potenziale di 30 milioni di lattine di falso Prosecco.

I prodotti agroalimentari del Made in Italy rappresentano un patrimonio inestimabile del nostro Paese che deve essere tutelato attraverso un’attenta azione di verifiche, controlli e sanzioni. Queste azioni permettono di contrastare i fenomeni di contraffazione assicurando ai consumatori l’alta qualità dei prodotti.

E, in ragione di ciò, da due anni il MIPAAF ed il colosso cinese del commercio elettronico Alibaba hanno siglato un accordo per promuovere le eccellenze agroalimentari italiane e combattere i falsi. Un’intesa che consente alle aziende italiane di poter soddisfare la crescente domanda di prodotti su Alibaba, che conta oltre 430 milioni di consumatori.

L’operazione che ha portato al blocco della vendita su Alibaba di lattine di falso Prosecco, fa seguito ad altri interventi della stessa natura attuati nelle ultime settimane e riguardanti il blocco della vendita potenziale di 25mila tonnellate di falso pecorino romano e 25mila tonnellate di finto Parmigiano proveniente da Bangkok e lo stop all’offerta di un intero container di falso Parmigiano grattugiato proveniente dall’Australia.

“Prosegue il nostro impegno – afferma il Ministro Maurizio Martina – nella lotta al falso Made in Italy. L’operazione dell’ICQRF dà il segno della grandezza di questo fenomeno e mostra anche concretamente come l’Italia sia all’avanguardia nel contrasto alle contraffazioni. Siamo l’unico Paese al mondo ad avere accordi con i più importanti player del web, come eBay, Google e Alibaba, per garantire alle nostre DOP e IGP la stessa tutela dei grandi marchi commerciali.

Abbiamo portato avanti più di duemila interventi di protezione con risultati di valore. E non abbassiamo la guardia. Non ci fermiamo alla tutela, perché per battere davvero l’italian sounding dobbiamo aiutare le nostre aziende ad essere presenti sui mercati internazionali. Abbiamo bisogno di accordi giusti per superare i muri che penalizzano soprattutto le piccole imprese. E abbiamo bisogno anche di trasparenza. Per i consumatori cinesi prevediamo un approfondimento formativo sui prodotti di qualità certificata, a partire proprio dal vino. Questo permetterà di avere consumatori stranieri sempre più consapevoli, in grado di individuare e scegliere i veri prodotti italiani.”

 

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