Ai fini della comparazione di un nuovo modello con le anteriorità, occorre valutare l’impressione d’insieme che la sua forma genera nell’osservatore, concentrando l’attenzione sull’aspetto complessivo del prodotto, anziché sulla somiglianza o sulla diversità di singoli elementi, e tralasciando i dettagli privi di attitudine caratterizzante.

Tale principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 762, depositata il 15 gennaio 2018, con riferimento al procedimento giudiziale che vede contrapposte la Vetrerie Bruni s.p.a. e Vetreria Etrusca s.r.l. riguardo alla registrabilità di un modello di bottiglia e alla sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge a tale fine.

La Vetrerie Bruni s.p.a. (ora Bruni Glass s.p.a.) ha convenuto in giudizio la Vetreria Etrusca s.r.l., chiedendo ha dichiarazione di nullità del brevetto per modello ornamentale relativo alla bottiglia in vetro denominata “Fiorentina” (poi “Delizia”), in quanto carente del requisito della novità, per violazione del brevetto relativo alla bottiglia denominata “Bellolio”, registrato dalla società attrice: la sentenza di primo grado dichiarava la nullità del brevetto rilasciato alla convenuta ed accertava la validità del modello ornamentale di titolarità dell’attrice sia nella variante “con piede” che in quella “senza piede”, precisando che la presenza del piede costituiva un aspetto secondario nell’economia concettuale del modello ornamentale, il cui tratto essenziale era rappresentato dall’iscrizione della forma circolare della spalla nella base quadrata della bottiglia; la sentenza d’appello riteneva che tale caratteristica, presente sia nel modello registrato dall’attrice che in quello della convenuta, non costituisse un motivo estetico nuovo e significativamente diverso rispetto al modello originario progettato dalla Vetrerie Bruni nel 1998 (nel quale la misura della spalla non corrispondeva al lato della base, ma alla diagonale tra gli angoli contrapposti della stessa), trattandosi di un’innovazione assai modesta e percepibile soltanto in dipendenza del punto di vista dell’osservatore.

Contro la pronuncia della Corte d’appello di Firenze, secondo cui il modello della società convenuta mancava dei requisiti legali prescritti per la registrazione come modello ornamentale, la Vetreria Etrusca ha proposto ricorso per cassazione, al quale ha resistito la Vetrerie Bruni s.p.a.

La Suprema Corte, nell’ordinanza in esame, si è soffermata sulla sussistenza dei presupposti necessari per la registrazione del modello ornamentale, osservando quanto segue.

“… nell’esaminare la predetta questione, la sentenza impugnata ha richiamato un precedente riguardante la disciplina dettata dall’art. 5 del r.d. n. 1411 del 1940, nel testo revisionato con il D.P.R. 22 giugno 1979, n. 338, ma anteriore alla riforma di cui al D.Lgs. n. 95 del 2001, in cui questa Corte affermò che il carattere della novità, richiesto dalla predetta disposizione ai fini della validità di un brevetto per modello ornamentale, doveva essere inteso come novità estrinseca dell’oggetto rispetto agli altri di comune commercio, caratterizzata da una particolare espressione figurativa e da un valore estetico idoneo a caratterizzare il prodotto in modo autonomo, in modo tale da attribuirgli un suo specifico valore sul mercato e da differenziarlo dagli altri appartenenti allo stesso genere proprio in funzione del suo pregio estetico, precisando inoltre che quel nuovo modello o disegno doveva risultare idoneo a conferire al prodotto industriale uno speciale ornamento, sia per la forma, sia per la particolare combinazione di linee, di colori o di altri elementi, mentre l’art. 2593 cod. civ. imponeva che esso avesse carattere individualizzante (cfr. Cass., sez. I, 21/01/2009, n. 1570).

Nel caso in esame, essendo pacifico che la domanda di registrazione del modello ornamentale che costituisce oggetto della controversia è stata presentata in data successiva all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 95 cit., trova invece applicazione, ai sensi delle disposizioni transitorie dettate dagli artt. 24 e ss., la disciplina introdotta da tale decreto, la quale ha sostituito il requisito dello speciale ornamento con quello del carattere individuale, in tal modo collocando la soglia di proteggibilità del modello ad un livello generalmente ritenuto più modesto di quello precedente, nel senso che, rispetto alle anteriorità divulgate, non si richiede più la presenza di elementi ornamentali capaci di dare la fondata sensazione di un’estetica nuova del prodotto, ma, più semplicemente, la rilevabilità di differenze tali da imporsi all’attenzione del consumatore ed idonee ad influenzarne le scelte di mercato.

La lettura della sentenza impugnata consente tuttavia di rilevare che, al di là dell’improprio richiamo al predetto precedente, peraltro ancora attuale nella parte riguardante i requisiti della novità e dell’individualità, la Corte territoriale non ha conferito alcun rilievo allo speciale ornamento, avendo circoscritto la propria indagine alla ricerca di «motivi estetici nuovi e significativamente diversi dal passato», dotati di «valore figurativo autonomo capace di far assumere alla versione più aggiornata uno specifico valore di mercato», ed avendone escluso la sussistenza in virtù della considerazione che l’unica differenza oggettivamente rilevabile tra la versione della bottiglia caratterizzata dall’inscrizione della spalla circolare nella base e quella classica registrata nel 1998 era costituita da «una minuscola variazione di misura, non di forma», la cui percezione, oltre a risultare «sempre e comunque molto modesta», dipendeva «dal punto di vista contingente dell’osservatore», nel senso che tendeva a svanire osservando l’oggetto in proiezione ortogonale alla diagonale di base.

Nel contestare tale apprezzamento, la ricorrente non è in grado d’indicare le lacune argomentative o le carenze logiche del ragionamento seguito, ma si limita ad insistere sulla variazione dell’aspetto estetico del prodotto determinata dall’aggiunta del c.d. «piede» e sulla maggiore stabilità conferita dalla presenza di due punti di spinta, in tal modo ponendo in risalto da un lato un particolare che, come rilevato dalla sentenza impugnata, le stesse parti avevano trascurato nella discussione, ritenendolo insignificante nell’economia concettuale del modello, dall’altro lato una caratteristica funzionale della forma, non menzionata nella sentenza impugnata, in tal modo introducendo una questione che implica un accertamento di fatto, senza indicare in quale fase o atto del giudizio la stessa sia stata sollevata (cfr. Cass., sez. II, 22/04/2016, n. 8206; Cass., sez. I, 18/10/2013, n. 23675; Cass., sez. III, 3/03/2009, n. 5070).

L’art. 5-ter del r.d. n. 1411 del 1940, disponendo che un disegno o modello ha carattere individuale se l’impressione generale che suscita nell’utilizzatore informato differisce dall’impressione generale suscitata in tale utilizzatore da qualsiasi disegno e modello che sia stato divulgato prima della data di presentazione della domanda di registrazione, chiarisce d’altronde che, ai fini della comparazione di un nuovo modello con le anteriorità, occorre valutare l’impressione d’insieme che la sua forma genera nell’osservatore, concentrando l’attenzione sull’aspetto complessivo del prodotto, anziché sulla somiglianza o sulla diversità di singoli elementi, e tralasciando i dettagli privi di attitudine caratterizzante. In quest’ottica, l’introduzione di particolari estetico-formali non riscontrabili in prodotti preesistenti non può considerarsi di per sé determinante ai fini del riconoscimento dell’individualità del modello, neppure in relazione alla funzione che sono specificamente destinati ad assolvere, a meno che non si dimostri che, per la loro peculiare incidenza sulla forma complessiva del prodotto, gli stessi risultano idonei a rivestire, agli occhi dell’osservatore, una portata effettivamente diversificatrice.

Quanto poi alla figura di osservatore da assumere come riferimento ai fini della predetta comparazione, l’orientamento generale della disciplina in esame, volto a conferire rilievo alla destinazione dei prodotti al mercato, e quindi all’impressione che le caratteristiche esteriori degli stessi possono suscitare nel pubblico dei potenziali acquirenti, da individuarsi in base alla specifica tipologia dei prodotti ed al settore commerciale di destinazione, impedisce di condividere quelle teorie, diffuse in dottrina e nella giurisprudenza di merito, che individuano l’utilizzatore informato nel designer o nello studioso di design ovvero nel consumatore finale avente comuni esperienze di utilizzazione del prodotto, dovendosi assegnare la preferenza all’opinione che ravvisa tale soggetto nel destinatario del prodotto, che sia in possesso di una buona conoscenza del settore merceologico cui si riferisce, in quanto allo stesso interessato per motivi professionali o di altro genere e ben informato dell’offerta disponibile. In tal senso risulta d’altronde orientata anche la giurisprudenza comunitaria in tema di disegni e modelli comunitari, secondo cui la nozione di utilizzatore informato deve essere intesa come una nozione intermedia tra quella di consumatore medio, applicabile in materia di marchi, al quale non è richiesta alcuna conoscenza specifica e che in generale non effettua un confronto diretto tra i marchi in conflitto, e quella della persona competente in materia, esperto provvisto di competenze tecniche approfondite: pertanto, se è vero che l’utilizzatore informato non è il consumatore medio normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, che percepisce di norma un disegno o modello come un tutt’uno e non effettua un esame dei suoi singoli elementi, non è neppure l’esperto o la persona competente in materia, in grado di osservare nei dettagli le differenze minime che possono esistere tra i modelli o disegni in conflitto (cfr. Corte di Giustizia UE, 20/10/2011, C-281/10, PepsiCo c. Gruppo Promer Mon Graphic). Secondo tale orientamento, la qualità di «utilizzatore» implica che la persona interessata utilizzi il prodotto oggetto del disegno o modello in conformità con la sua destinazione, mentre l’aggettivo «informato» suggerisce che, senza essere un disegnatore o un esperto tecnico, l’utilizzatore conosce i vari disegni o modelli esistenti nel comparto di riferimento, dispone di un certo grado di conoscenze quanto agli elementi che essi di regola comportano, e, a causa del suo interesse per i prodotti in questione, dà prova di un grado di attenzione relativamente elevato quando li utilizza (cfr. Trib. I grado, 14/06/11, T-68/10, Sphere Time c. UAMI/Punch SAS; 22/06/ 2010, T-153/08, Shenzhen Taiden/UAMI c. Bosch Security Systems). La nozione di utilizzatore informato può essere quindi intesa nel senso che deve trattarsi di un utilizzatore dotato non tanto di un’attenzione media, quanto di una particolare diligenza, indipendentemente dal fatto che quest’ultima provenga dalla sua esperienza personale oppure dalla sua conoscenza approfondita del settore considerato (cfr. Trib. I grado, 25/04/2013, T-80/10, Beh l & Ross/UAMI c. KIN). Ciò non implica tuttavia che egli sia in grado di distinguere, al di là dell’esperienza che ha accumulato a motivo dell’utilizzo del prodotto in questione, gli elementi dell’aspetto del prodotto che sono dettati dalla funzione tecnica di quest’ultimo da quelli che sono arbitrari: si tratta pertanto di una persona che ha una certa conoscenza dei disegni o modelli esistenti nel settore interessato, senza tuttavia sapere quali aspetti del prodotto considerato siano dettati da una funzione tecnica (cfr. Trb. I grado, 9/09/2011, T-11/08, Kwang Yang Motor/UAMI c. Honda Giken Kogyo; Trib. I grado, 21/11/2013, T-337/12, El Hogar Perfecto del Siglo XXI SL c. UAMI). Alla stregua di tali principi, non merita censura la sentenza impugnata, nella parte in cui, ai fini dell’esclusione della portata individualizzante delle innovazioni introdotte dal modello di cui la convenuta aveva chiesto la registrazione, ha escluso la possibilità d’individuare l’utilizzatore informato nel «consumatore cavilloso (probabilmente più interessato all’acquisto di stabilità connesso all’allargamento della base della bottiglia, piuttosto che alla pressocchè insignificante variazione di percezione estetica)», conferendo invece rilievo al giudizio di un «consumatore medio» non meglio identificato: la mancata definizione in positivo della figura di quest’ultimo non impedisce infatti di ricostruirne le caratteristiche per contrasto con quelle del «consumatore cavilloso», il cui interesse per i profili funzionali del modello, rispetto alle sue caratteristiche estetiche, lascia chiaramente trasparire la preferenza accordata dalla Corte di merito al punto di vista di un destinatario non necessariamente professionale, ma competente e ben informato, soprattutto alla luce dell’osservazione, immediatamente successiva, che «ai fini della tutela brevettuale del modello ornamentale, non è consentito assegnare rilevanza ad ogni minima variazione nell’aspetto esteriore, senza con questo svilire e rendere arbitraria l’identificazione stessa del prototipo, che logicamente rimanda ad una ben marcata fisionomia progettuale».

Alla luce di ciò la Corte di Cassazione ha concluso per il rigetto del ricorso.