Per determinare la sussistenza di una “evocazione” vietata dal diritto dell’Unione Europea, il giudice nazionale deve verificare se, in presenza di un prodotto simile recante la denominazione “Glen”, al consumatore venga direttamente in mente l’indicazione geografica registrata “Scotch Whisky”. Non è sufficiente che la denominazione possa suscitare, nella mente del consumatore interessato, una qualsivoglia associazione d’idee con l’indicazione protetta o con la zona geografica di cui trattasi.

In tal senso si è pronunciata la Corte di Giustizia UE, nella sentenza del 7 giugno 2018 (C-44/17), a seguito della domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Landgericht Hamburg (Tribunale del Land, Amburgo, Germania) sull’interpretazione dell’articolo 16 del regolamento (CE) n. 110/2008 del 15 gennaio 2008, relativo alla definizione, alla designazione, alla presentazione, all’etichettatura e alla protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose. Tale articolo 16 protegge tutte le indicazioni geografiche registrate nell’allegato III del regolamento n. 110/2008 dalle pratiche che possono indurre in errore i consumatori in merito all’origine di tali prodotti.

Il giudice del rinvio ha chiesto alla Corte di Giustizia di esaminare le seguenti questioni:

  • se la nozione di «impiego (…) indiretto» ai sensi dell’articolo 16, lettera a), del suddetto regolamento presuppone che l’indicazione geografica protetta sia utilizzata in una forma identica o foneticamente e/o visivamente simile, o se, al contrario, sia sufficiente che il termine controverso susciti, nella mente dei consumatori destinatari, una qualsiasi associazione di idee con l’indicazione geografica protetta;
  • se, qualora sia ritenuto sufficiente che il termine susciti una semplice associazione di idee con l’indicazione geografica protetta, nell’applicare la disposizione in esame si debba tener conto del contesto in cui si inserisce il termine utilizzato per designare il prodotto di cui trattasi e, in particolare, del fatto che sull’etichetta di quest’ultimo sia indicata la sua vera origine;
  • se la nozione di “evocazione” di cui all’articolo 16, lettera b), del suddetto regolamento implichi l’esistenza di una similarità fonetica e/o visiva tra l’indicazione geografica protetta e il termine in questione, o se sia sufficiente che quest’ultimo susciti nel pubblico di riferimento una qualsiasi associazione di idee con tale indicazione;
  • se, qualora una siffatta associazione fosse sufficiente, nell’applicare la disposizione in esame si debba considerare il contesto in cui tale termine è utilizzato;
  • se la verifica dell’esistenza di un’”altra indicazione falsa o ingannevole” ai sensi dell’articolo 16, lettera c), dello stesso regolamento richieda egualmente di considerare il contesto in cui si colloca il termine controverso.

A differenza di precedenti cause in cui la Corte ha già interpretato le disposizioni dell’articolo 16 del regolamento n. 110/2008, il procedimento in esame presenta la peculiarità di avere per oggetto la situazione inedita in cui la denominazione controversa non presenta alcuna somiglianza, né fonetica né visiva, con l’indicazione geografica protetta, ma è asseritamente in grado di indurre i consumatori ad effettuare un collegamento improprio con quest’ultima.

Nella fattispecie, il sig. Michael Klotz commercializza un whisky recante la denominazione “Glen Buchenbach”, prodotto da una distilleria situata a Berglen nella valle di Buchenbach in Svevia (Germania). L’etichetta apposta sulle bottiglie contiene, in particolare, le seguenti informazioni: “Waldhornbrennerei [distilleria Waldhorn], Glen Buchenbach, Swabian Single Malt Whisky [whisky single malt della Svevia], Deutsches Erzeugnis [prodotto tedesco], Hergestellt in den Berglen [fatto a Berglen]”. Scotch Whisky Association, che ha lo scopo di promuovere gli interessi dell’industria del whisky scozzese, ritiene che l’uso del termine “Glen” per il whisky tedesco in questione leda l’indicazione geografica registrata “Scotch Whisky”. Infatti, malgrado le altre menzioni contenute nell’etichetta, il termine “Glen” potrebbe spingere i consumatori a stabilire un nesso inopportuno con tale indicazione geografica registrata e, pertanto, indurli in errore in merito all’origine del whisky in questione. Scotch Whisky Association ha quindi adito il Landgericht Hamburg (Tribunale del Land, Amburgo, Germania) affinché quest’ultimo ordini al sig. Klotz di cessare di utilizzare la denominazione “Glen Buchenbach” per questo whisky.

È in tale contesto che il Landgericht Hamburg ha chiesto alla Corte di Giustizia di interpretare la normativa dell’Unione Europea in materia di protezione delle indicazioni geografiche registrate applicabile agli alcolici.

La Corte di Giustizia, svolte le proprie considerazioni, così ha deciso:

  • in primo luogo, dalla lettera, dal contesto e dalla finalità del regolamento, risulta che, per accertare l’esistenza di un “impiego commerciale indiretto” di un’indicazione geografica registrata, occorre che l’elemento controverso sia utilizzato in una forma che sia identica a tale indicazione, oppure simile dal punto di vista fonetico e/o visivo. Non è dunque sufficiente che detto elemento possa suscitare, nella mente del pubblico di riferimento, una qualsivoglia associazione con l’indicazione o con la relativa zona geografica;
  • in secondo luogo, il criterio determinante per accertare l’esistenza di un’”evocazione” dell’indicazione geografica protetta è quello di valutare se un consumatore europeo medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, in presenza del nome di cui trattasi, sia indotto ad aver in mente, come immagine di riferimento, la merce che beneficia dell’indicazione in questione. Spetta al giudice nazionale valutare tale circostanza tenendo conto, se del caso, dell’incorporazione parziale di un’indicazione geografica protetta nella denominazione controversa, di una similarità fonetica e/o visiva di tale denominazione con tale indicazione, o ancora di una somiglianza concettuale tra la denominazione e l’indicazione. Ai fini di detta valutazione, non occorre tener conto del contesto in cui si inserisce l’elemento controverso e, in particolare, del fatto che quest’ultimo sia corredato da una precisazione circa la vera origine del prodotto di cui trattasi. Di conseguenza, nel caso di specie, spetterà al giudice nazionale verificare se un consumatore europeo medio abbia direttamente in mente l’indicazione geografica protetta “Scotch Whisky” quando si trova in presenza di un prodotto simile recante la denominazione “Glen”. Invece, non è sufficiente che l’elemento controverso del segno in questione susciti nella mente del pubblico di riferimento una qualsivoglia associazione con l’indicazione geografica protetta o con la relativa zona geografica. Una simile interpretazione della nozione di “evocazione” rimetterebbe in discussione l’obiettivo del regolamento, che è di “assicurare un’impostazione più sistematica nella normativa in materia di bevande alcoliche”;
  • in terzo luogo, per accertare l’esistenza di una “indicazione falsa o ingannevole”, vietata dal regolamento, non occorre tener conto del contesto nel quale l’elemento controverso è utilizzato. La realizzazione degli obiettivi del regolamento, in particolare la protezione delle indicazioni geografiche registrate nell’interesse dei consumatori nonché degli operatori economici che sopportano costi più elevati per garantire la qualità dei prodotti, sarebbe messa a repentaglio se detta protezione potesse essere limitata dal fatto che, accanto ad un’indicazione falsa o ingannevole, compaiano informazioni complementari.